Pro Loco di Onelli
   
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ONELLI 

Abitanti: 40 residenti circa, ma in estate si registra un notevole incremento.

Ubicazione: Onelli si trova in Umbria, nella Valnerina, a 5 km. circa da Cascia, ad un’altitudine di circa 960 metri s.l.m.

Pro Loco: non si conosce l'esatta data della sua fondazione, ma c'è chi ricorda diverse attività ricreative organizzate sul finire degli anni Sessanta e, saltuariamente, durante gli anni Settanta. Sul finire degli anni Ottanta, grazie al forte impulso del parroco e presidente della Pro-Loco Don Giovanni Ferri, è stata promotrice di varie attività sportive, ricreative e culturali che hanno sempre incontrato interesse e simpatia da parte degli abitanti e dei villeggianti.

Strutture ricettive: ad Onelli non sono attualmente presenti strutture ricettive.

Cenni storici. Onelli fu nel Medioevo una piccola comunità ben organizzata, chiusa dentro le mura di un forte castello, di cui ormai non restano tracce. Da sempre dedito all’agricoltura, il paese fu anche sede di un "monte frumentario", la cui funzione era quella di prestare ai contadini, nel momento del bisogno, l’orzo e il grano per la semina e di dare assistenza alle famiglie più povere nei periodi di carestia.

Luoghi da visitare:

La chiesa parrocchiale di S. Sisto fu edificata nel XIV secolo presso i bastioni meridionali del castello. Sul portale ogivale si può osservare un agnello crucigero che testimonia la dipendenza della chiesa dai monaci benedettini della Collegiata di S. Panfilo in Padule. Subito sotto un emblema gentilizio raffigurante una mano che stringe una spada, forse simboleggiante una delle casate dominanti del periodo. In una delle tele, in basso a sinistra per chi guarda, si trova lo stemma della ‘Communitas Onellorum’: un leone rampante su tre monti volto a destra, con sotto la dicitura “ONELLI 1675”.  Di notevole interesse il portico, la torre campanaria e, all’interno, le tele seicentesche sugli altari barocchi.

- Il piccolo oratorio di S. Giovanni fu edificato nel 1428 all’interno del castello da tale Cecco Vanni di Onelli.

- La Madonna della Cerqua (forma dialettale di "quercia") è un’edicola sacra mariana all’interno di un albero cavo. Dista circa 1 chilometro dall’abitato e si raggiunge percorrendo la strada che dalla chiesa di S. Sisto porta alle Vaglie.

- Da Onelli partono diversi sentieri per esplorare il territorio circostante, tra cui il Monte Pizzo e il Monte Meraviglia. Percorrendo antichi tratturi si può giungere fino a Villa S. Silvestro, Buda, Rescia e S. Giovenale, famoso per la festa e la fiera agostane della Madonna dei Paolini. I boschi sono formati prevalentemente da faggi, querce ed aceri e nel sottobosco si trovano lamponi e fragole. Non mancano rigogliose piante di rose selvatiche, spinosi ginepri e profumati cespugli di timo. Ben presente nel territorio la fauna selvatica, tra cui si annoverano cinghiali, lepri, caprioli, scoiattoli e poiane.

- Aree di svago: due aree attrezzate con giochi per bambini, campo di calcio, campo da bocce, rotonda per feste danzanti e bar presso la sede della Pro Loco, area riservata per i picnic presso la Fonte delle Vaglie.

Festività religiose e civili

- Il 13 giugno si festeggia S. Antonio da Padova con un pranzo organizzato da due famiglie di residenti, estratte a sorte ogni anno.

-  In occasione del Corpus Domini il selciato stradale viene decorato con simboli religiosi realizzati con petali di fiori, su cui poi passerà la processione.

- il 6 agosto si festeggia San Sisto, Santo patrono di Onelli.

-  A ridosso di Ferragosto si svolge la “Sagra della Panzanella”, manifestazione che vede il paese riportare alla luce la vecchia tradizione contadina ed offre ai tanti visitatori  il piatto tipico della vita dei campi. Annessa alla sagra si svolge anche una mostra dei prodotti tipici locali. La serata musicale, affidata ad artisti di fama, attrae ogni anno un nutrito numero di ospiti.

Curiosità. Da sempre gli abitanti di Onelli sono considerati "matti" e su tale diceria sono vivi diversi aneddoti. Si ricordano in particolare tre storie. La prima parla di un  bue che bevve il riflesso della luna nell’acqua e fu ucciso per poterla recuperare. La seconda recita di un tentativo di spostare il campanile della chiesa con un filo di lana e, visto che il filo si allungava, la convinzione di esserci riusciti. Infine quella detta dello “scoio de lu bigunzu”, che narra la storia di un uomo di Onelli che, durante il tragitto per recarsi a Cascia in sella ad un somaro, cadde ed urtò il ginocchio contro una pietra (uno ‘scoio’). Una volta dal medico, questi gli consigliò di applicare un cerotto sulla parte dove aveva battuto: subito l’uomo tornò sul luogo della disgrazia ed applicò un bel cerotto sulla pietra!...

 
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